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ALIGHIERO e BOETTI
Opere 1964-1969
Alighiero Boetti
nasce a Torino il 16 dicembre 1940. Da autodidatta inizia a realizzare le
sue prime opere intorno al 1963-64. Si tratta di disegni su carta a matita o
a china e di incisioni e monotipi con soggetti informali, influenzati
dall'arista Johnny Friedlaender.
Nel 1965 si dedica all'esecuzione di grandi carte (quasi tutte intorno ai 70
x 100 cm) a inchiostro, oggi rarissime sul mercato. Rappresentano
strumenti tecnologici, di misurazione e registrazione: macchine
fotografiche, cineprese, cannocchiali, microfoni, che invitano al
coinvolgimento dello spettatore, e rimandano ad una lettura vicina ai lavori
con gli specchi che Michelangelo Pistoletto iniziava ad elaborare negli
stessi anni.
Queste carte sono dipinte con estrema precisione e ricercatezza e un tale
esercizio zen di concentrazione e manualità si ritroverà alla fine degli
anni '60 con il ciclo "Cimento dell'armonia e dell'invenzione".
Nel 1966 Boetti concepisce i primi lavori tridimensionali e ready made,
alcuni dei quali saranno esposti alla prima personale tenutasi alla galleria
Christian Stein di Torino nel gennaio 1967.
A questo periodo appartengono oggetti, e sculture di concezione minimale,
che contemplano l'utilizzo di materiali poveri: "Catasta", "Scala", "Sedia",
"Mimetico", "Ping Pong", "Zig-Zag", "Dama".
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Dal 1967 Boetti
partecipa alle esposizioni del gruppo dell'Arte Povera.
Del 1968 è l'opera "Gemelli", cartolina postale inviata ad alcuni amici, in
cui l'artista tiene per mano se stesso, attuando il primo sdoppiamento della
propria figura. Da qui in poi il tema del doppio e dell'altro da sé
diventerà una delle tematiche sulle quali Boetti lavorerà insistentemente.
Parallelamente realizza opere sperimentando materiali poveri come il
metallo, il vetro, il legno, il cemento.
E' del 1969 l'opera "Territori occupati", tela ricamata dalla prima moglie
Annemarie Sauzeau, lavoro seminale che porterà alle successive grandi Mappe
del mondo e agli arazzi ricamati.
La fine degli anni '60 rappresenta per Boetti il desiderio di distacco dalla
prima fase poverista legata alla sperimentazione dei materiali. L'artista
decide di azzerare tutto, ripartendo da tre elementi base: una matita, un
foglio e il trascorrere del tempo. Nascono così le opere denominate "Cimento
dell'armonia e dell'invenzione", in cui la regola consiste nel semplice,
paziente e concentrato ricalco della carta quadrettata, con la possibilità
di ricoprire l'intera superficie percorrendo liberamente le possibili
direzioni della trama quadrettata.
In questo periodo decide di trasferirsi da Torino a Roma, nella zona di
piazza Santa Maria in Trastevere.
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